IN BREVE: Si pensa che la parola “meritocrazia” sia strettamente legata a quella di “equità”, ma ci sono evidenze che nel contesto scolastico non è così. Il modello scolastico italiano, e non solo, non tiene in considerazione le differenze di base degli individui, agevolando chi parte avvantaggiato, inoltre, le dinamiche in atto innescano meccanismi di competizione, piuttosto che di cooperazione, andando ad ostacolare l’apprendimento.

Riassunto dell’articolo di Fabrizio Butera, a cura di Lorenzo Atti.


La Meritocrazia a scuola: un serio ostacolo all’apprendimento  (F. Butera, 2006)

Nel passaggio dal sistema di valutazione dei voti a quello dei giudizi all’interno delle scuole secondarie di primo grado (comunemente detta “scuola media”), inizialmente si pensò di ottenere una maggiore umanità della valutazione: in realtà il vecchio sistema di era riprodotto con nuove etichette, la gerarchia di merito rimaneva, infatti, intatta, poiché Ottimo equivaleva a 10, Distinto a 9, e così via.

La Tesi dell’articolo è che “La Meritocrazia nuoce all’apprendimento (perché crea un clima di conflitto sociale)”

La meritocrazia è il principio di giustizia che postula che a scuola, ognuno debba essere ricompensato o valorizzato in funzione dei propri meriti. Punta all’eccellenza.

1. Meritocrazia e apprendimento

In origine l’attuazione di questo sistema educativo era stata guidata da un nobile scopo, e cioè quello di permettere anche ai bambini provenienti dai ceti meno abbienti di poter avere la stessa istruzione di chi partiva avvantaggiato (principio dell’uguaglianza delle opportunità → possibilità per gli allievi meritevoli di continuare gli studi indipendentemente dal ceto di origine).

l’Obbiettivo era ridurre le differenze inter-individuali dovute alla nascitaSecondo alcuni sociologi, il successo di questo sistema educativo è stato quello di aver introdotto un principio di giustizia nell’ineguaglianza sociale (se diamo a tutti le stesse possibilità, allora coloro che ottengono risultati migliori sono legittimati alla loro posizione di superiorità).

Il sistema meritocratico ignora i livelli di partenza, poiché si dà a tutti le stesse possibilità, ma non si tiene conto se tutti partono dallo stesso livello di conoscenze. In tal senso il sistema meritocratico perpetua le differenze sociali di partenza;

Per evitare ciò, Crahay propone di sostituire l’eguaglianza dei risultati all’eguaglianza delle opportunità:
  • Il principio di eguaglianza dei risultati sostiene che gli allievi sono in grado di realizzare apprendimenti di livello elevato se l’insegnamento è adeguato e se vengono supportati quando incontrano difficoltà;
  • Il principio di eguaglianza delle opportunità sostiene che bisogna unicamente fornire a tutti gli allievi gli stessi strumenti educativi.

Applicare il principio della meritocrazia vuol dire relegare la questione dell’apprendimento a un ruolo secondario, rispetto alla questione della riuscita. Se io sono un bambino che sa tante cose perché vengo da una famiglia che ha i mezzi per farmi crescere in un ambiente ricco di stimoli e di conoscenze, e se vado a una scuola che mi insegna cose che già so, alla fine dell’anno il mio bilancio in termini di apprendimento sarà molto povero. In compenso, in termini di merito il bilancio sarà ottimo, visto che otterrò dei voti alti.

2. Meritocrazia e confronto sociale

La meritocrazia favorisce un processo di CONFRONTO SOCIALE, ovvero la tendenza umana a valutare le proprie capacità in maniera relativa, utilizzando gli altri come termini di paragone. Questa tendenza è più o meno accentuata in funzione della situazione sociale in cui si trovano gli individui (vi sono contesti in cui è indispensabile, come per un atleta in gara, e altri dove è controproducente, come per uno studente di conservatorio che sta imparando una sonata).

Se la meritocrazia diventa una norma sociale generalizzata, allora il funzionamento sarà costantemente orientato al confronto sociale. Cosa implica questo?

  • Tenersi informati sui risultati altrui → la meritocrazia implica competizione (valutare il proprio risultato in termini di “posizione raggiunta” e non in termini assoluti);
  • L’esposizione prolungata a questa competizione porta gli individui ad utilizzare il confronto sociale nei comportamenti di auto-valutazione.
3. Confronto sociale e apprendimento

La disciplina che si deve occupare di trattare la relazione fra meritocrazia e apprendimento è la psicologia sociale, poiché in passato si è occupata di valutare gli effetti del confronto sociale sul funzionamento cognitivo degli individui e sui meccanismi di base dell’apprendimento.

Teoria del confronto sociale di Festinger (1954) → il bisogno di valutare sé stessi – Self-Evaluation – è un bisogno fondamentale attivato in maniera automatica e inconscia profondamente radicato nel funzionamento umano (funzione adattiva).

3.1 Effetti positivi del confronto sociale

Secondo la teoria sopra citata, le persone, in assenza di strumenti oggettivi, valutino sé stesse confrontandosi con gli altri. Perché il confronto sociale può essere utile all’apprendimento?

Sviluppi teorici successivi sostengono che esso provoca una motivazione al miglioramento (Self-Improvement) che porta le persone a confrontarsi con altri che si trovano in una posizione di leggera superiorità, per ottenere informazioni, incentivi, speranze, o suggerimenti che permettano di migliorare i propri risultati o la propria posizione, come dimostrano le ricerche di Taylor e Lobel.

3.2 Effetti negativi del confronto sociale

In situazioni dove la motivazione non è di miglioramento, ma è quella di sentirsi bene e affermare una propria identità positiva (Self-Enhancement, motivazione all’accrescimento di sè) il confronto sociale provoca varie forme di minaccia al sé, come l’insuccesso, la deprivazione relativa, la percezione di incompetenza, lo stress, etc. che danno origine negli individui ad emozioni antisociali o addirittura piacere per le disavventure o insuccessi altrui. Il Confronto sociale discendente (downward social comparison) fa si che gli individui si confrontano con altri in posizioni meno favorevoli della loro al fine di soddisfare il loro bisogno di accrescimento del sé.

Mugny, Butera, Quiamzade, Dragulescu e Tomei, 2003Modello sull’effetto del confronto sociale sulle relazioni di influenza sociale (l’apprendimento viene considerato come una forma di influenza sociale).

Secondo questo modello ci sono tre fattori che determinano il tipo di influenza sociale:

  • Competenza della fonte ;
  • Competenza del bersaglio;
  • Livello di minaccia del sé.

I RISULTATI mettono in luce come l’alta competenza della fonte costituisce, in assenza di altri fattori moderatori, una minaccia per il sé nel bersaglio (focus sul confronto sociale e non sull’elaborazione del compito).

Butera, Mugny e Tomei (2001) hanno messo in evidenza che un bersaglio che si sente competente, posto in una situazione di confronto sociale con una fonte di uguale competenza, percepisce un’alta minacca del sé. E’ necessario, per ridurre la minaccia del sé nel bersaglio, mostragli l’utilità della cooperazione → porta ad un rendimento cognitivo superiore.

Quiamzade, Tomei e Butera (2000) hanno invece preso in esame le situazioni in cui la fonte è molto competente e il bersaglio poco competente (caso tipico dell’insegnamento, asimmetria fonte-bersaglio).

I risultati mostrano che se il confronto sociale è improntato sulla competizione le performance risultano inferiori: è quindi necessario ridurre la minaccia data dal confronto sociale, o in altri termini, far sì che la competenza della fonte rischi di implicare l’incompetenza del bersaglio.

La meritocrazia implica sempre un confronto sociale minaccioso, perché le persone si sentono minacciate ogni volta che la valutazione del sé non è all’altezza dei loro standard (discrepanza tra v. effettiva e standard ideale).

4. Ricerche sulla minaccia del confronto sociale

Una volta stabilito come il confronto sociale porti ad effetti globalmente nefasti, è necessario ragionare su come la minaccia nel confronto sociale rappresenta un impedimento all’apprendimento. Vi sono due ordini di impedimentiLa rappresentazione normativa dell’insegnamento (focus sull’obbedienza all’autorità) e la rappresentazione competitiva delle interazioni sociali.

4.1 Rappresentazione normativa dell’insegnamento

L’ipotesi di partenza è che l’esercizio di autorità e l’insegnamento sono due attività incompatibili, poiché ogni volta che un insegnante usa il potere di coercizione o di ricompensa che gli deriva dal suo status concentra l’attenzione degli studenti sulla minaccia che proviene dalla sua posizione all’interno del confronto sociale (parte delle risorse attentive vengono quindi sottratte dall’elaborazione del contenuto delle informazioni da apprendere).

In un sistema meritocratico, la motivazione a prendere voti migliori degli altri è uno strumento di coercizione o ricompensa (nella consegna di un compito, prima gli allievi guardano il voto, poi il voto del compagno di banco e infine le correzioni, sebbene siano queste ultime a permettere l’apprendimento).

L’uso dei voti come mezzo per distribuire rinforzi positivi o negativi risulta portare ad un apprendimento superficiale, ad esempio tramite memorizzazione a breve termine o apprendimento strategico e selettivo.

In un’IDEOLOGIA DELLA CRESCITA è l’expertise dell’insegnante a rappresentare uno strumento per migliorare le conoscenze (cattura l’interesse degli allievi e implica un trattamento profondo delle informazioni) mentre un’IDEOLOGIA DEL MERITO, dove il focus è sul potere di coercizione e di ricompensa dell’insegnamento, gli allievi sono portati alla mera obbedienza.

Poiché l’apprendimento è un processo attivo in cui l’individuo assimila le informazioni e deve adattarsi alle nuove conoscenze, le persone sono responsabili del loro apprendimento e sono impegnate in esso con la loro volontà, la loro motivazione e la loro coscienza → L’obbedienza porta gli individui, invece, alla deresponsabilizzazione (Milgram, 1974) pertanto nell’ambito dell’apprendimento l’utilizzo di rewards esterni porta ad una diminuzione della motivazione intrinseca e quindi ad un apprendimento superficiale.

In sintesi, il sistema meritocratico promette ai partecipanti della competizione ricompense in termini di posizioni sociali dominanti, ma riduce le motivazioni autonome, che invece predicono meglio un apprendimento profondo e duraturo.

4.2 Rappresentazione competitiva dell’interazione sociale

A) Riduce il beneficio della cooperazione: L’utilità della cooperazione per l’apprendimento è un fatto che non ha più bisogno di essere dimostrato, poiché non ci sono dubbi sul fatto che dispositivi di apprendimento cooperativo, rispetto a quelli competitivi o individuali, producono effetti più positivi sulle relazioni interpersonali e intergruppi, sulla motivazione intrinseca e sull’apprendimento.

In una Ricerca di Buchs, Butera e Mugny (2004) E’ stato dimostrato come  in una condizione di cooperazione in cui c’è un’interdipendenza positiva delle risorseL’apprendimento a lungo termine è superiore e La competenza percepita del partner predice positivamente l’apprendimento a lungo termine.

Se, invece, il confronto sociale è orientato verso la valutazione delle competenze, la competenza del partner diventa una minaccia e un impedimento per l’apprendimento.

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B) Riduce il beneficio del conflitto socio-cognitivo: Grazie agli studi sul conflitto socio-cognitivo di Doise e Mugny, sappiamo che l’instaurarsi di un conflitto socio-cognitivo abbia dei benefici sull’apprendimento e sullo sviluppo cognitivo degli individui.

Ricerche di Darnon, Buchs e Butera (2006) hanno studiato il ruolo moderatore di diverse motivazioni negli effetti del conflitto socio-cognitivo sull’apprendimento, trovando che: Lo scopo di padronanza (prototipico della meritocrazia, consiste nell’essere motivato a far meglio degli altri, ad avere buoni voti e ad eccellere) porta ad un livello di apprendimento più approfondito rispetto alla condizione di controllo, mentre lo scopo di performance (Scopo prototipico dell’acquisizione di conoscenze, consiste nell’essere motivato a padroneggiare un contenuto e a capirlo in maniera approfondita) riduce l’apprendimento. In conclusione l’effetto del conflitto socio-cognitivo dipende dallo scopo che l’individuo si prefigge, ed è positivo se è sotteso da uno scopo che spinge l’individuo a concentrarsi sul contenuto (scopo di padronanza).

Studi successivi mostrano come uno scopo di padronanza predice significativamente una regolazione epistemica del conflitto, ovvero un tentativo dichiarato di esaminare quale dei punti di vista in gioco possa essere valido, mentre lo scopo di performance predice una regolazione relazionale del conflitto, cioè un tentativo dichiarato di mantenere la propria opinione e di dimostrare che il partner ha torto.

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C) Produce un effetto di focalizzazioneDiversi studi hanno dimostrato come la minaccia del sé assorba tutte le risorse attenzionali , per cui l’individuo focalizzandosi su di esso toglie risorse preziose all’ apprendimento.

Il processo che occupa buona parte delle risorse attentive sarebbe la ruminazione sui mezzi per ridurre la minaccia nella valutazione di sé → Focus sulle caratteristiche centrali del compito e non su quelle periferiche.

Il conflitto ascendente, che rappresentava la condizione di minaccia,  produce più focalizzazione sugli elementi centrali perché il soggetto sa che deve competere con qualcuno più bravo di lui. Nel conflitto discendente, il partecipante è rassicurato sulla sua performance poiché è superiore a quella del co-attore, pertanto i livelli di focalizzazione non sono significativamente diversi da quelli della condizione di controllo.

La focalizzazione ha sempre un effetto negativo? (teoricamente no, praticamente sì)

In alcuni studi in cui si utilizza lo Stroop test è stato notato come in condizione di conflitto sociale ascendente (minaccioso) la performance è migliore; tuttavia, al di fuori dei laboratori di psicologia, i compiti sono molto più complessi, e quindi la focalizzazione porta a trascurare elementi importanti dei compiti.

In sintesi, quando il confronto sociale è minaccioso, si pensa troppo al proprio status, e rimangono poche risorse attentive per occuparsi di ciò che si dovrebbe, o che si vorrebbe, imparare.

CONCLUSIONI

Sostenere che il sistema meritocratico favorisca i più “bravi” è tautologico e fallace: è infatti stato dimostrato che, al primo dubbio sulle proprie competenze, gli allievi “bravi” si ritrovano allo stesso livello degli altri.  

Poiché lo scopo dell’articolo non è quello di proporre quale dovrebbe essere il sistema scolastico ideale, bensì quello di analizzare gli effetti psicosociali della meritocrazia sull’apprendimento, è importante cosa suggeriscono i problemi messi in luce dalle ricerche citate:

  • La meritocrazia, in quanto confronto sociale minaccioso permanente, non permette di trarre beneficio dalla cooperazione. Significa non poter beneficiare del lavoro di gruppo e quindi rinunciare a un grande strumento di crescita;
  • La meritocrazia riduce il beneficio del conflitto socio-cognitivo. Significa che non avviene l’integrazione delle differenze fra i punti di vista dei partner, poiché esse vengono rifiutate come potenzialmente minacciose. Per ricercare l’eccellenza bisogna, invece, beneficiare di questo strumento.
  • La meritocrazia, e le sue minacce per il sé, porta ad una focalizzazione percettiva e cognitiva. Significa che la preoccupazione per la propria posizione sociale sottrae risorse utili all’elaborazione dell’informazione così come dovrebbe essere attuata.

Da ciò deriva che se si vuole puntare alla massimizzazione del potenziale degli individui, allora bisogna abbandonare l’uso della meritocrazia, poiché essa ha effetti decisamente negativi sull’apprendimento.


Riferimenti:

Trovate la bibliografia completa a fine articolo, consultabile gratuitamente e per intero cliccando il link sopra. (Con sottolineature).

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