Articolo scritto dal Dr. Francesco Laurito – http://www.drfrancescolaurito.it/

I più recenti sviluppi delle scienze cognitive in prospettiva evoluzionista hanno indagato ulteriormente l’ambito della motivazione umana pervenendo ad estendere significativamente le conclusioni di Bowlby. Il sistema di attaccamento diviene elemento di una architettura più ampia venendo ad essere considerato infatti solo uno dei Sistemi Motivazionali che regolano il comportamento animale e umano.

I Sistemi motivazionali fondano su disposizioni innate, selezionate dai processi evoluzionistici. Si tratta di tendenze, propensioni ad agire verso obiettivi specifici (differenti dal concetto di istinto), inviti a perseguire particolari forme di interazione fra organismo e ambiente. Queste tendenze sono universali ed operano in tutti gli individui della specie anche se le loro espressioni concrete nel comportamento variano in funzione dell’esperienza del singolo individuo, particolarmente per l’uomo.

Ogni comportamento è dunque espressione di un confronto fra tendenze innate a perseguire determinate mete e le memorie di precedenti interazioni fra individuo e ambiente. Ogni comportamento contiene comunque un elemento motivazionale diretto a una meta tesa a realizzare un valore evoluzionistico di adattamento.

Ma quanti e quali Sistemi sono stati individuati dalla ricerca?

 L’organizzazione gerarchica dei sistemi motivazionali

Le conoscenze accumulate dall’evoluzione del cervello umano convergono nel delineare la validità di una visione evolutiva gerarchica organizzata su tre livelli (McLean, 1985), corrispondenti al cervello “rettiliano”, “antico-mammifero” o “limbico” e “neo-corticale”. L’architettura dei sistemi motivazionali segue questa tripartizione, aumentando la propria influenzabilità ambientale col salire di livello gerarchico.

Il livello più arcaico dell’organizzazione motivazionale è connesso all’attività neurale localizzata nel cervello “rettiliano” (tronco encefalico, nuclei della base). Esso è costituito da sistemi che regolano condotte non-sociali rivolte alla regolazione delle funzioni fisiologiche, alla difesa dai pericoli, all’esplorazionedell’ambiente, a definire e controllare un proprio spazio fisico vitale (territorialità), al procacciamento di cibo, e alla riproduzione sessuale.

Su queste sistemi non-sociali poggiano I sistemi appartenenti al secondo livello gerarchico, che vengono nell’uomo denominati sistemi motivazionali interpersonali (SMI), i quali controllano l’interazione sociale. La loro espressione presenta variabilità individuali e regolano la condotta in funzione di particolari mete e in stretta relazione con l’esperienza emotiva. →L’osservazione etologica delle condotte sociali presenti nelle diverse specie di mammiferi rivela alcune omologie universali: il richiamo alla separazione identifica il sistema motivazionale dell’attaccamento 1 (o “richiesta di cura”), il contatto corporeo morbido e ripetuto quello dell’accudimento 2 (o “offerta di cura”), i rituali di corteggiamento quello della sessualità finalizzata alla formazione di una coppia 3, posture e mimiche di sfida e di resa identificano il sistema competitivo di rango 4 (o “agonistico”) e infine nei mammiferi più evoluti, come i primati, il gioco sociale e l’attenzione congiunta riportano al sistema cooperativo paritetico 5.

1. Il sistema dell’attaccamento
Il sistema motivazionale dell’attaccamento è finalizzato all’ottenimento di aiuto e vicinanza protettiva da parte di un’altra persona individuata come potenzialmente idonea. Il sistema si attiva e assume il controllo di emozioni e comportamento nelle situazioni di dolore, pericolo, percezione di vulnerabilità e protratta solitudine. Quando è attivo regola una serie di emozioni tipicamente avvertibili in sequenza: paura (da separazione), collera (da protesta), tristezza (da perdita) e infine il distacco emozionale. Il sistema è disattivato dal raggiungimento dell’obiettivo della vicinanza protettiva segnalato da esperienze emotive di conforto, gioia e sicurezza. La disattivazione del sistema permette l’attivazione di altri registri motivazionali come quello dell’esplorazione, del gioco (cooperativo), della sessualità di coppia.

 Stili di attaccamento.

  • Attaccamento sicuro

avverte la figura di attaccamento come sicura ed accettante, cui può accedere liberamente, per cui può alternare la vicinanza con allontanamenti esplorativi; diventato adulto ha dentro di sé una valutazione positiva delle emozioni legate all’attaccamento ed uno stile di conoscenza aperto, in grado di utilizzare sia autonomi meccanismi creativi che imitativi.

  • Attaccamento insicuro-distanziante 

si costruisce nel tempo un modello operativo interno in cui, al di là della superficiale idealizzazione, la figura di attaccamento è rifiutante ed inaccessibile, anzi non manifestarle il bisogno che ha di lei appare il miglior modo di non farla allontanare e di mantenere una certa vicinanza. Spesso, per la capacità di cavarsela autonomamente, vi è un modello di sé positivo, ma in aree diverse da quella della relazione interpersonale, che resta caratterizzata da una valutazione negativa delle emozioni relative all’attaccamento e da una non-interazione con gli altri per quanto riguarda la conoscenza, autonoma fino all’autarchia (“compulsiva fiducia in se stessi” di Bowlby).

  • Attaccamento insicuro-preoccupato

col sedimentarsi dei vissuti, si costruisce un modello operativo interno caratterizzato dall’incertezza sulla disponibilità della figura di attaccamento, che appare imprevedibile, né sicura né impossibile, talvolta lontana e inarrivabile, altre volte invece capace di protezione e vicinanza.
Per contrastare tale imprevedibilità il bambino si attribuisce il merito o la colpa di conquistare o perdere la vicinanza: l’esito del rapporto dipende dal sé, avvertito come poco amabile, per cui il soggetto cerca di meritare l’amore dell’altro attraverso buone prestazioni.
L’insicurezza derivante dall’ ambivalenza della figura di attaccamento porta il soggetto a cercare una vicinanza serrata, ma allo stesso tempo, l’insicurezza dovuta alla propria non-amabilità lo porta ad avere paura dell’intimità che potrebbe svelare all’altro quanto non è amabile.
Anche lo stile cognitivo è segnato dall’evitamento, inteso come progressivo restringimento o rinuncia all’esplorazione.

  • Attaccamento disorganizzato

Ha avuto ripetute esperienze di rapporto con una figura di attaccamento, triste, preoccupata o assorta in sé per questioni personali gravissime (lutto recente o non risolto, depressione grave, abusi subiti nell’infanzia, ecc.), poco responsiva verso il bambino.
Il piccolo interpreta l’espressione triste e spaventata della madre come una minaccia, cui non può fuggire ma allo stesso tempo non può avvicinarsi per essere rassicurato.
Questa situazione è particolarmente opprimente per il bambino poiché egli non può identificare cosa impaurisce il genitore.
L’allarme nel bambino è ulteriormente accresciuto dal fatto che il genitore, mentre rivela con la mimica la presenza di un pericolo, mostra contemporaneamente di non volere la vicinanza del bambino.
Nell’attaccamento disorganizzato il modello operativo interno è costituito da una figura di attaccamento sentita come minacciosa, per cui non è più cercata la vicinanza, ma il mantenimento della distanza e il controllo sull’altro.
Il soggetto non si pone il problema dell’amabilità, bensì quello della forza (per fronteggiare il pericolo), avvertendo se stesso e l’altro secondo la dicotomia forte/debole.

2. Il sistema di accudimento
Il sistema è reciproco a quello dell’attaccamento. Realizza la meta dell’offerta di cura verso un conspecifico avente il valore biologico di favorire le possibilità di sostentamento di altri individui all’interno del proprio gruppo. Il sistema è attivato dai segnali di richiesta di conforto e protezione (separation call) emessi da un altro individuo (a sua volta motivato dal sistema di attaccamento), o da percezione della sua fragilità/condizione di difficoltà. Le emozioni concomitanti l’attivazione del sistema sono l’ansiosa sollecitudine, la compassione, la tenerezza protettiva o la colpa per il mancato accudimento. Il sistema si disattiva alla cessazione delle condizioni attivanti, quindi dalla percezione di segnali di sollievo e sicurezza da parte dell’altro.

3. Il sistema sessuale (di coppia)
Il sistema motivazionale interpersonale sessuale è finalizzato alla formazione e al mantenimento della coppia sessuale con il valore biologico della riproduzione e del sostentamento della prole. Il sistema è attivato da segnali fisiologici interni all’organismo (variazioni ormonali, più importanti negli animali che nell’uomo) e da segnali comportamentali di corteggiamento emessi da un altro individuo solitamente del sesso opposto. Emozioni collegate all’attivazione del sistema sono il pudore, la paura del rifiuto e la gelosia; la percezione dell’avvicinarsi della meta invece è collegata all’esperienza emotiva del desiderio e piacere erotico. L’orgasmo pone termine all’attivazione episodica del sistema; che può essere disattivato anche dall’attivazione di altri SMI in forme incompatibili con la sessualità. All’interno della coppia sessuale può naturalmente verificarsi l’attivazione di altri SMI (attaccamento-accudimento, agonistico, cooperativo) con il conseguente arricchimento di forma e qualità della relazione.

4. Il sistema agonistico
Il sistema agonistico di competizione per il rango è finalizzato alla definizione dei ranghi di potere e di dominanza/sottomissione per regolare all’interno di un gruppo il diritto prioritario di accesso alle risorse. Una volta stabilita la gerarchia all’interno del gruppo, questa rimane presente ed attiva nel tempo, con il vantaggio biologico di eliminare la necessità di continue lotte che potrebbero sfiancare gli individui, finché non viene nuovamente posta in questione. La definizione dei ranghi avviene attraverso forme ritualizzate in cui l’aggressività non è primariamente finalizzata a ledere l’antagonista ma ad ottenere da quest’ultimo un segnale di resa. Il sistema agonistico è attivato (a) dalla percezione che una risorsa è limitata e appetibile da più di un membro del gruppo sociale, (b) da segnali di sfida provenienti da un conspecifico, (c) nell’uomo da giudizio, ridicolizzazione, colpevolizzazione e altri segnali di rango. La disattivazione del sistema è determinata dal segnale di resa che comporta il riconoscimento della propria subordinazione al vincitore. Nell’uomo può disattivare il sistema l’attivazione di un altro sistema motivazionale (ad es. quello cooperativo). Le emozioni collegate al sistema dipendono dal ruolo assunto (sottomissione o dominazione); legate alla resa sono la paura (da giudizio), seguita dalla vergogna e dalla umiliazione-tristezza da sconfitta e/o anche dall’invidia. I segnali di sfida sono accompagnati dalla collera che nel vincitore è seguita da sentimenti di superiorità e disprezzo per lo sconfitto. Il dominante tende a ricordare frequentemente ai subordinati la propria posizione attraverso due modalità: (1) la ripetizione di segnali di minaccia e dominanza (modalità più frequente nelle specie inferiori), (2) attraverso comportamenti di accudimento (soprattutto nelle specie superiori come i primati); ciò spiega perché, nell’uomo, ricevere accudimento non richiesto generi aggressività: il comportamento viene interpretato dal ricevente come un gesto aggressivo di dominazione.

5. Il sistema cooperativo paritetico
Il sistema ha come meta il conseguimento di un obiettivo comune, più facile da raggiungere attraverso un’azione congiunta. Il sistema è attivato appunto dalla percezione che risorse non limitate risultano più accessibili attraverso uno sforzo congiunto di più individui. Concorrono all’attivazione del sistema la percezione della valenza degli altri individui interagenti in funzione dei fini prefissati e la percezione da parte dei “pari” di segnali di non-minaccia agonistica (ad es.: sorriso). Il sistema può essere disattivato dal raggiungimento dell’obiettivo, dal tradimento della lealtà cooperativa da parte di uno o più interagenti o anche dall’attivazione di altri sistemi motivazionali in forme incompatibili (es. sistema agonistico o anche sistema di attaccamento/accudimento). Quando la meta è vista avvicinata o raggiunta le emozioni collegate all’attivazione del sistema riguardano la gioia da condivisione, la fiducia e l’amore amicale; senso di colpa, sfiducia e risentimento segnalano invece la trasgressione dalle mete proprie del sistema.

Riferimenti: 

  • Scritto dal Dr. Francesco Laurito – http://www.drfrancescolaurito.it/
  • Liotti G. e Monticelli F. (a cura di) (2008), I Sistemi Motivazionali nel dialogo clinico, Cortina.
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