Nel libro “Colloqui con i genitori” Donald Winnicott risponde alle madri preoccupate riguardo all’abitudine dei loro figli di succhiarsi un dito o un pezzo di stoffa. 

Che cosa ci dice questo comportamento sul bambino?

Per Winnicott, il bambino che succhia il pollice o un pezzo di stoffa rappresenta un’occasione per imparare qualcosa su quel particolare bambino.

Secondo Winnicott, tramite queste “strane attività” il bambino mostra per prima cosa di condurre una vita sua a tutti gli effetti. La vita individuale del bambino inizia immediatamente alla nascita (in principio, ovviamente, ha un ambito molto ridotto). All’inizio della vita è già in funzione, infatti, una forma rudimentale di ciò che in seguito sarà chiamato “immaginazione”. Il bambino “si mette dentro cose” (non solo attraverso la bocca, ma anche toccando con le mani e utilizzando la vista) e questa esperienza immaginaria del nutrirsi è molto più ampia di quella reale, fisica: nella sua dimensione completa questa esperienza comprende abitualmente un intenso rapporto, prima con il seno della madre e poi con la madre stessa (percepita gradualmente nella sua interezza) – Ha una funzione internalizzante e introiettiva, che promuove la strutturazione dell’Io (comunemente detta “Resilienza“).

Per l’autore, inoltre, questo tipo di attività mostra il procedere del bambino verso la differenziazione, ovvero verso il diventare un “individuo”, separato dalla madre. Attorno ai 4-6 mesi di vita il bambino inizia ad abbandonare una visione della realtà come puramente soggettiva, andando verso una visione della realtà oggettiva. Tra questi due spazi se ne pone uno di mezzo, intermedio, che Winnicott chiama “Spazio transizionale”, che include allo stesso tempo sia la realtà soggettiva che la realtà oggettiva (me e non me). Il passaggio attraverso queste due realtà avviene tramite degli oggetti transizionali, i quali, creati dal bambino, possiedono le caratteristiche delle due realtà. Succhiati o abbracciati, gli oggetti transizionali tengono “a galla” il bambino nei momenti di solitudine o insicurezza, gli danno piacere o fungono da calmante, permettendogli di superare le angosce provocate da un momentaneo distacco dalla madre.

Il bambino oltre a mostrare di esistere come persona, quindi, dimostra un sentimento d’amore e di fiducia nel rapporto con la madre, poichè egli riesce a utilizzare oggetti che rappresentano simbolicamente la madre o qualche suo attributo, così come riesce a provare piacere nelle attività di gioco.
Il bambino mostra di essere “in relazione” con l’altro (non più legato simbioticamente) e “desiderio” di stare in relazione. «E’ infatti nel prototipo della fusione interrotta, ma non tradita, che nasce il desiderio di ricrearla per sempre» (Gaddini R., 1979). Grazie al processo dialettico che si instaurerà tra il desiderio di riunione e la spinta alla separazione, l’individuo potrà crescere e definirsi come persona separata e quindi unica.

In breve, il bambino mostra di svilupparsi (cognitivamente) in modo sano. Se il bambino utilizzasse l’oggetto transizionale in modo compulsivo o addirittura perdesse la capacità di utilizzarlo mostrerebbe le conseguenze di una deprivazione affettiva (più o meno grave), la quale andrebbe a inficiare anche sulle sue attuali e future capacità creative, relazionali e comunicative.

Riferimenti:

  • Colloqui con i genitori, Donald W. Winnicott, 1993